LA MONTAGNA NON RIDE E NON PIANGE

Incontro con Marco Berti

Sabato
20 gennaio 2024

Ore 18
Museo Paleontologico Rinaldo Zardini

«La montagna è solo un edificio naturale composto da roccia, neve e ghiaccio, prati e fiori. Spazio senza vita che per una certa retorica illusione riceve anima e voce. Un luogo che non decide se essere seducente o assassino, perché non ha pulsioni, non può averle. Struttura affascinante e fragile che attira per la sua concreta e naturale bellezza. Ambiente in cui si manifesta l’obbligo della semplicità del vivere». Prima di percorrere in solitaria, e dopo quarant’anni, una via da lui stesso aperta con Gianni, il suo compagno di cordata che non c’è più perché è rimasto giovane su un’altra montagna pesante di neve, l’autore incontra un amico, Leo, che non vedeva da tanto tempo. «Strano, trovarti qui» esclama Marco davanti a Leo: un modo per introdurre quello che sarà un suo vero e proprio viaggio, la via prevista insolitaria per il giorno dopo. Quello che segue è un racconto pensato per chi le montagne si limita a guardarle dal basso, ammirandole e interrogandosi sui motivi che spingono a salirle, spesso rispondendosi con un giudizio negativo. È una storia destinata ai lettori appassionati che «sentono» come Berti, che sognano tutto quello che a loro è sfuggito o che hanno appena intravisto. È un racconto sull’amicizia, sulla gioventù e sull’esperienza, intorno a un’avvincente scalata e nella cornice di una montagna che riesce a essere al contempo un punto ideale cui tendere e una realtà che appartiene alla vita.

Marco Berti (Venezia 1965) inizia giovanissimo ad affrontare le pareti delle Dolomiti e po il’intero arco alpino. Negli anni Ottanta si concentra sulla catena himalayana, stringendo un profondo legame con le popolazioni locali. Ha organizzato e partecipato a ventisette spedizioni alpinistiche su cime tra i seimila egli ottomila metri. Ha intensamente scalato, vagabondato e lavorato in Asia, Medio Oriente e America del Nord, collaborando con «Il Gazzettino» e «La Gazzetta dello Sport». È autore di Il vento non può essere catturato dagli uomini (2018), finalista al Premio della Montagna Cortina d’Ampezzo, Tom Ballard. Il figlio della montagna (Solferino 2019), La conquista dell’Everest (2021) per la collana «Le Grandi Imprese della Storia» e Alla Conquista del Primo Ottomila (2022) per la collana «Storia dell’Alpinismo»

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