
Di legittima difesa in Italia si parla spesso, forse troppo, magari sull’onda di qualche fatto di cronaca nera. Forse vale la pena di fare un passo indietro, per capire di più della storia e delle radici filosofiche di quello che Roberto Paradisi, avvocato e assistente di filosofia del diritto, definisce nel suo ultimo libro “il diritto incerto”. Uno degli istituti più antichi del nostro ordinamento, la legittima difesa compare già in Antigone, che rivendica diritti innati di fronte al potere statuale, e in Cicerone, che la annoverava come appartenente all’uomo in quanto tale. Paradisi ne mostra poi la traiettoria nel nostro codice penale di origine fascista, per chiedersi se, in uno Stato liberale di diritto, si possa tornare a parlare della legittima difesa come diritto soggettivo del cittadino. Fallito il tentativo di riforma del 2019, quali sono i casi concreti che oggi possiamo citare senza cadere nelle trappole del solito dibattito mediatico, fatto per dividere e non capire? E cosa significa quando ad essere chiamata in causa non è solo la legittima difesa degli individui, ma quella degli Stati, che resistono ad aggressioni e invasioni?

Roberto Paradisi è avvocato penalista patrocinante in Cassazione. Nel 2017 ha fondato il progetto nazionale Difesa Legittima Sicura, una rete di esperti a sostegno delle vittime di criminalità. Dottorato di ricerca in Filosofia del Diritto presso l’Università “La Sapienza” di Roma, insegna e collabora stabilmente con l’Università degli Studi di Perugia. Per la casa editrice Giappichelli ha pubblicato diverse monografie di matrice gius-filosofica, tra cui Il logos del processo (2015), Il diritto negato (2019) e il più recente Un diritto incerto (2026).