Il medico della persona

curare, conoscere, capire

Una storia narrata da Francesco Chiamulera

Martedì
13 agosto 2024

Ore 18
Palazzo delle Poste, Sala Cultura

biglietti a 8€

Musiche di Paolo Corsini

Non è necessario andarsi a rileggere le pagine splendide di Cronin e di Munthe per ricordare qual è il profilo di un buon medico di famiglia. L’ideale è lì, tra le vette di una letteratura che rifletteva la realtà di una nobile professione. Il reale cioè l’attuale è quaggiù, a una distanza così lontana e in mezzo a problemi ormai così incancreniti e cronicizzati che non si sa da dove cominciare. In un mondo in cui la medicina è descritto attraverso una serie di strabilianti successi della tecnica – trapianti, vaccini, immunoterapia, nuovi trattamenti oncologici, chirurgia di precisione – la professione del medico “di famiglia”, “generico”, o “di base” è relegata fin dal nome a un ruolo ancillare, subordinato a quello della medicina specialistica. Come se non fosse, invece, uno dei cardini fondamentali del sistema. Ma il medico di famiglia che ieri visitava anche a tarda notte, casa per casa, oggi spesso non lascia un cellulare o una mail, non ha una segreteria, non è reperibile al fisso: devi andare tu in ambulatorio, nelle ore di ricevimento. D’altra parte gestisce tribù di pazienti immense e fiaccanti: millecinquecento, duemila assistiti, al netto dell’invecchiamento della popolazione che rende il tutto più faticoso. Non guadagna il giusto e soprattutto soffre di una pluriennale cattiva letteratura: qual è il libro, il film o la serie che oggi esalti vagamente la professione del medico di base, con quell’aura antica e polverosa? E che cosa dire della piaga dei medici “a gettone”, resa evidente dalle inchieste giornalistiche, a quarantasei anni dall’istituzione del Sistema Sanitario Nazionale? Nel 1968, un medico di base, Francesco Salvestroni, metteva nero su bianco in un bel libro la sua esperienza di pratica professionale, unita a idee e critiche. Sono pagine che sembrano scritte ieri: il “medico della persona”, colui che conosce e cura il paziente, che fa da filtro alle sue manie e paure e fragilità, è oggetto della commovente descrizione di Salvestroni nelle visite quotidiane, ma è anche una figura indispensabile per la tenuta del sistema. Che cosa è andato storto? Perché quelle “normali” riflessioni sono diventate qualcosa di eccezionale? A Cortina, facciamo un viaggio in un libro alla ricerca di una parola, insieme semplice e grande: “umano”.

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